Una caratteristica che si ritrova spesso nei pazienti con lipodistrofia sono le alterazioni del metabolismo dei glucidi, l’insulino resistenza e il diabete. Oggi ci immergiamo in un viaggio alla scoperta della biochimica che regola questi processi e cercheremo di capire l’impatto delle dislipidemie e perché riscontriamo questi fenomeni patologici in chi ne è affetto.
In linea generale occorre sapere che il nostro corpo fa di tutto per regolare correttamente i livelli di glicemia nel sangue, per riuscirci ha dei depositi di glucosio che vengono spacchettati e mobilizzati nei momenti in cui siamo a digiuno, e quando invece mangiamo e introduciamo una quantità di glucosio maggiore di quella immediatamente necessaria, il nostro corpo riesce a “mettere da parte” questo glucosio in eccesso in modo da stabilizzare i livelli di glicemia. A fare questo lavoro ci sono una serie di ormoni, principalmente abbiamo l’insulina che aiuta ad abbassare i livelli di glicemia nel sangue e il glucagone che invece fa il contrario: li innalza.
Questi ormoni sono regolati da molti stimoli, ma principalmente rispondono a una domanda: le cellule hanno abbastanza energia? Se la risposta è no, occorre dare zucchero, se la risposta è sì, allora non serve altro zucchero e possiamo metterlo da parte per quando servirà. In base a questo entra in gioco un ormone o l’altro. A questo punto possiamo capire meglio cosa accade dopo mangiato: normalmente introduciamo una quantità di carboidrati importante, la nostra glicemia aumenta ed entra in gioco l’insulina. Questa, per ridurre i livelli di glicemia nel sangue, la fa entrare nelle cellule che possono metterla da parte, principalmente tessuti muscolari e adiposi. In alcuni casi però le cellule possono non rispondere correttamente all’insulina, instaurando una “resistenza”, in questi casi il nostro corpo ha più difficoltà a normalizzare i livelli di glucosio nel sangue e questa condizione nel tempo può portare allo sviluppo del diabete.
Quanto abbiamo detto fin qui è valido per tutti, ma quali particolarità troviamo in chi è affetto da lipodistrofia? L’insulino-resistenza e il diabete in questi pazienti derivano da una serie di alterazioni metaboliche associate alla perdita di tessuto adiposo sottocutaneo. In condizioni normali, il tessuto adiposo regola l’immagazzinamento e il rilascio degli acidi grassi liberi e produce segnali ormonali (come la leptina e l’adiponectina) che modulano la sensibilità all’insulina. Nella lipodistrofia, la perdita di adipociti causa un’incapacità di immagazzinare correttamente i lipidi, con il risultato di depositi ectopici di grasso in organi come il fegato e i muscoli. Questa condizione causa l’accumulo di trigliceridi e metaboliti lipidici tossici (come diacilglicerolo e ceramidi), che interferiscono con la segnalazione dell’insulina e promuovono l’insulino-resistenza.
Un altro problema è che alla lipodistrofia sono associati livelli estremamente bassi di leptina, un ormone prodotto dal tessuto adiposo che regola il metabolismo del glucosio e dei lipidi, la carenza di questo ormone altera la sensibilità insulinica e favorisce l’accumulo di grassi in tessuti non adiposi, come abbiamo già visto prima. Uno degli organi che ne risente maggiormente è il fegato che sviluppa una condizione nota come steatosi epatica, caratterizzata dall’eccessivo deposito di lipidi che purtroppo non sono stati accolti nel tessuto adiposo non essendo presente. La steatosi contribuisce a disfunzioni insuliniche a livello epatico. Inoltre, l’accumulo di lipidi ectopici interferisce a livello dei muscoli con alcune vie di segnalazione che permettono l’assorbimento di glucosio indotto dall’insulina, il risultato è che entrando meno glucosio nel muscolo rimane nel sangue contribuendo all’iperglicemia. Un altro meccanismo che caratterizza il quadro clinico è l’aumento dell’infiammazione e dello stress ossidativo a cui è associata la lipodistrofia; infatti, l’aumento di alcune molecole infiammatorie contribuisce a ridurre la lipogenesi (ovvero la formazione di tessuto adiposo) ed inoltre coinvolta alla distruzione degli adipociti, andando a stimolare quanto abbiamo visto nei punti precedenti.
L’insulino resistenza e il diabete sono condizioni che vedono la propria genesi in diversi fattori scatenanti, comprenderli, individuarli e riflettere sui nostri individuali fattori di rischio può essere di grande aiuto nella prevenzione o mitigazione delle proprie condizioni, per cercare di evitare o rallentare eventuali danni a carico della nostra salute.


